Pro Loco Raiano

 

RUVIANO

ETIMOLOGIA DEL NOME

L’appellativo geografico che oggi distingue il paese è di origine recente. L’abitato, dall’epoca della sua fondazione al 14 Dicembre 1862, è stato sempre denominato Raiano, soprannome ancora prevalentemente in uso nella terminologia dialettale. In merito alla derivazione del nome, la leggenda predominante, accettata e condivisa dalla maggior parte degli storici antichi e moderni, è quella secondo cui la parola Raiano ha origine da Ara Iani ( altare di Giano).

Un’altra leggenda, del tutto fantastica, è quella secondo cui il nome Ruviano deve farsi derivare da Rufrano, villaggio edificato dopo la distruzione di Rufrae da alcuni superstiti di questa città.

Attualmente, l’ipotesi più accreditata fa scaturire il nome Raiano da un gentilizio italico. E’stata ipotizzata la derivazione dal personale latino Raius con il suffisso aggettivale-anus. Ciò presupporrebbe l’appartenenza del territorio,sul quale sorse in seguito l’abitato, a qualcuno della famiglia dei Raii, la cui presenza era molto diffusa nell’Italia centromeridionale e ben nota nella Campania settentrionale.

Nella bolla di Santo Stefano è citato Raianu. Nel Catalogus Baronum viene nominato un certo Giovanni Garardo, feudatario

de Raiano. In una pergamena del 6 marzo 1243 e, in un’altra dell’aprile 1259, appare Raiano. Nelle Rationes Decimarum

Italiae (1326-1327) si legge “In Archipresbiteratu Rayani, Ab ecclesia S. Leonis de Rayano, S. Nicolai de castro Rayani”.

In un atto notarile si nomina Raiano, come pure nella visita ad limina del Vescovo Ottavio Mirto del 1590. Nel 1609 troviamo citato, invece,Rajano nella visita del vescovo Orazio d’Acquaviva. Anche successivamente, nel corso dei secoli XVII e XVIII e nella prima metà del XIX secolo, vengono utilizzati comunemente i termini Raiano, Rayanoe Rajano.

Il cambiamento, di denominazione che ha portato il nome alla

forma attuale, è avvenuto dopo l’Unità d ’Italia, il 14 dicembre 1862, con Regio decreto n. 1078.

 

 

LA STORIA

 

 

La storia di Ruviano è legata al suo antichissimo castello. Nel 1243 il Castello e la Baronia di Ruviano furono date dall’ Imperatore, tramite Andrea di Caiazzo, al Giudice Pietro Ursone di Telese.

Nel 1279 la nobildonna Romagna, moglie di Giacomo Nuliano

di Napoli, ne fece lascito al Capitolo di Caiazzo, imponendo a detto Capitolo l’onere di intervenire ai suoi funerali e di estendere tale invito a tutti sacerdoti della diocesi, se la sua morte fosse avvenuta nella Baronia di Raiano e nei confini della diocesi di Caiazzo.

Nel 1302 Carlo II d’Angiò ne fece dono a Diego della Ratta. Costui era di Barcellona ed era venuto a Napoli come gentiluomo di Violante d’Aragona, moglie di Roberto, figlio di Carlo II d’Angiò.

Nel 1322 Baronia e Castello sono in possesso del Signor Giacomo Vulcano. Successivamente la baronia fu concessa al nobile capuano Paolo di Raimo.

Agli inizi del XV secolo Raiano apparteneva alla famiglia Celano, perché nel 1407 ne troviamo feudatario Nicola di Celano, detto Cola, conte di Celano e maestro di giustizia del Regno di Sicilia. Dal 1463 Raiano passò alla famiglia Monforte. Questa famiglia è ricordata per aver fatto edificare l’eremo di Santa Maria degli Angeli sulle colline di Alvignanello. Nel 1528, poichè Federico Monforte osò ribellarsi a Carlo V, il marchese di Pescara Francesco D’Avalos valoroso capitano di questo imperatore, inviò contro di lui Maramaldo.

Federico fu sconfitto e intorno all’anno 1533 gli furono confiscati feudi per fellonia.

Qualche anno più tardi don Antonio D’ Iscara riceveva Raiano dall’Imperatore Carlo V in remunerazione dei suoi servizi. Nel 1578 la famiglia D’Iscara vendette Raiano a donna Alligra De Tassis. Quest’ultima risulta signora di Raiano nel 1584, anno in cui fece anche costruire un mulino vicino al Castello di Raiano e lo possedeva ancora nel 1590.

Nel 1596 Matteo De Capua, principe di Conca e signore di Caiazzo, comprò Raiano da Donna Alligra. Dai documenti noti risulta che nel 1602 la famiglia De Capua era ancora in possesso di Raiano. In seguito la baronia passò ai Carafa, marchesi di Corato.

Don Giovanni Vincenzo Carafa, Marchese di Corato, figlio di Giulio, signore di Raiano, vendette questo castello al Dottor Orazio Santantonio di Napoli, che il 29 ottobre 1613 ne prese possesso mediante il suo procuratore, Dottor Luisi Mazziotta.

Il 25 ottobre 1616 Orazio nominò procuratore Cesare Mazziotta di Caiazzo per il giuramento di fedeltà in mano di Sigismondo Mirto di Caiazzo, Commissario generale per il detto castello di Raiano. Nel 1628 gli successe il figlio Francesco, alla morte del quale il castello di Raiano fu venduto “ad estinto di candella “per diecimila ducati , al fiorentino Giovanni Battista Segni che ne prese possesso il 28 agosto 1634. Il 23 gennaio 1636

Giovan Battista Segni cedette il castello di Raiano a Monsignor Filippo De Sio, vescovo di Caiazzo che asserì di comprarlo in nome di suo fratello Ferrante Giovanni per 11.200 ducati.

Il 21 ottobre Monsignor De Sio fu trasferito alla sede di Boiano. Il 24 gennaio 1636 Marc’Antonio De Sio, nipote del vescovo, prese possesso di Raiano in nome del cugino Onofrio De Sio, giacché Giovanni Ferrante in quanto vecchio, non volle accettarlo.

Nello stesso anno Cesare Mazziotta di Caiazzo comprò Raiano dal detto Onofrio Cesare, l’11 aprile 1640 , vendette la baronia di Raiano, per 9000 ducati ai procuratori del Marchese di Caiazzo Antonio Corsi. Il 25 agosto 1640 il signor Francesco Salvini prese

possesso del castello in nome di detto Marchese. Il 2 marzo i discendenti del Marchese Corsi vendettero il feudo di Caiazzo al signor Giuseppe Andrea de Angelis.

Nel Comune di Ruviano va compresa Alvignanello, detta comunemente “Vignanello”. Il primo documento scritto su Alvignanello risale al 1167. Infatti in una pergamena di quell’anno si menziona un certo Andrea,padrone di Vignanello. Lo stesso viene nominato anche in un’altra bolla del 1171. In una terza bolla del 1930 si parla invece di un certo Domenico Burrello

del castello di Vignanello. L’abitato, distante dal centro di Ruviano, è posto lungo la strada statale, che conduce al di là del Volturno, nell’ adiacente provincia Benevento. Il borgo murato

è di considerevole interesse per una serie di persistenze dell’antica  murazione urbana, visibile in vari tratti. Anche

questo nucleo urbano, come Ruviano, ha una tipologia abitativa rurale, sviluppatasi intorno alla Chiesa di Sant’Andrea. Il sito fu scelto, oltre che per ripari naturali, anche per la vicinanza del fiume Volturno che rendeva, con le sue piene la terra fertile e

dava alla popolazione la possibilità di sostentamento mediante la pesca.
 

 

IL TERRITORIO

 

Il comune di Ruviano sorge in un’area di grandissimo interesse

paesaggistico, la valle del “Medio Volturno”, tra i territori di Benevento e Caserta.

In questa zona caratterizzata da dolci colline punteggiate di oliveti e vigneti e dalla fertile pianura emergono qua e là antichi borghi di origine romana e sannita sviluppatisi, poi, in epoca medioevale. Tra i molti borghi della zona, emergono per la loro particolare posizione, su speroni tufacei, i piccoli centri di Ruviano ed Alvignanello. Essi presentano una tipologia urbana tipica del Medioevo, il cui carattere insediativo era sempre quasi determinato da un insieme di fabbricati rurali che si andavano ad aggregare intorno ad un polo, rappresentato dalla chiesa madre o dal castello del feudatario.

Il territorio è caratterizzato da un’orografia basso collinare in

cui verdeggiano colture di viti ed ulivi che danno al territorio

un caratteristico aspetto  o simile, a quello visibile in Umbria o in

Toscana. Nel Comune costituito di circa 2.000 abitanti va compresa Alvignanello, unica frazione riconosciuta.

Il territorio risulta abitato sin da epoche remote da cercatori di metallo venuti dal continente asiatico che, si stanziarono intorno al III millennio a.C., lungo l’intero corso del fiume Volturno. L’insediamento umano nel paese è attribuibile all’VIII - VI secolo a.C.. Qui doveva esserci un vicus attestato da una necropoli da cui derivano sia suppellettili locali che materiale d’importazione greca. Del periodo romano restano delle villae  rusticae e dei reperti che lasciano ipotizzare la presenza di edifici più importanti (forse il mitico altare di Giano riportato da autori antichi).

E’ solo dall’età medievale, comunque, che è testimoniato un abitato stabile in cui restano varie testimonianze dell’epoca tra le superfetazioni di quelle successive.

 


   

   Posizione geografica                     escursioni a cavallo                                Fiume Volturno

 

Sorgente Valle dell’inferno

 

 

IL PATRIMONIO ARTISTICO

 

Poco resta del patrimonio architettonico dell’antica Rajano: dell’epoca romana sono giunte fino ai nostri giorni solo due colonne che attualmente si trovano ai lati della facciata principale della Chiesa di San Leone Magno, a testimonianza della presenza

in zona di insediamenti di epoca romana. Del castello di età medioevale ci restano una torretta della rampa di accesso e un torrione cilindrico che oggi costituiscono le mura urbane sia in Ruviano che in Alvignanello. L’origine dei due centri risale all’ età

tardo medioevale, come si vede dalle massicce mura che costituivano una roccaforte militare. Sia a Ruviano che ad Alvignanello, infatti , si nota una consistente catena di antiche mura che cinge tutto il paese.

Tra le costruzioni esistenti nel centro urbano sono da mettere in evidenza: il castello, la torre dell’orologio, il castellone e la torre a guardia del ponte. Il castello è situato nella parte più alta del paese, sulla cima della collinetta. Dell’impianto originario resta ben poco, poiché i danni provocati dalle calamità naturali e dai

lavori effettuati in seguito al terremoto del 1805, hanno trasformato la struttura originaria, facendo perdere le sembianze di un castello.

Al tempo in cui governava il capitaneo, il castello era composto da un palazzo con giardino sottostante in cui vi era una piccola chiesa, la cappella di San Nicola, il pozzo che serviva l’intero abitato e la murazione che comprendeva due torri a guardia dell’accesso all’abitato e al castello stesso.

Il palazzo era composto da due piani, con un fienile sovrastante e un granaio nella piazza, la cui presenza fa pensare all’utilizzo di servizio della struttura.

Il castello era difeso da un torrione cilindrico in tufo denominato torre dell’orologio, ancora oggi presente, che sosteneva il terrazzamento del giardino, con una torre a difesa del ponte che si elevava dalla base dello stesso fino alla sommità delle abitazioni, inglobate nella parte bassa del castello.

Completava la difesa dell’abitato, il cosiddetto castellone che rappresentava un avanposto a difesa nella parte sud-est del centro che era quella meno fornita di difese naturali. Secondo alcuni dati ricavati da un documento, tale struttura risale al 1415.

L’abitato di Alvignanello, con il suo borgo murato, è di considerevole interesse storico, perché ha conservato in vari tratti la sua struttura urbanistica medievale.

Infatti sono visibili le torri e la muratura di collegamento nel quale era racchiuso l’antico paese e i vicoli all’interno di esso. Il paese è costruito prevalentemente sulla roccia di tufo grigio campano (ignimbrite campana), formatasi molti millenni

fa da un’eruzione vulcanica. La piazzetta di Alvignanello di forma rotondeggiante e delimitata dalla Chiesa settecentesca del Protettore Sant’Andrea Apostolo presenta, ancora oggi, aspetti e situazioni del passato. Ad ovest, davanti all’attuale Chiesa, si apre l’ingresso dell’antico Casale. Mentre a sud della piazza, si erge, su

mura possenti, il mastio ovvero fortilizio, abitato forse dai signori del feudo. Non sono più visibili nella piazzetta, un antico pozzo per l’approvvigionamento idrico, perché ricoperto; una secolare quercia sotto la quale pare si tenessero pubblici parlamenti dell’Università di Alvignanello ed un’antica taverna dove si fermò

a rifocillarsi Giuseppe Garibaldi. All’esterno dell’antico Borgo, al lato nord, sono facilmente individuabili, in due caverne, due grosse fosse granarie (strutture a botte non cilindrica, tipica dei pozzi). Alcune ricerche hanno riportato alla luce alcune particolarissime cantine / grotte scavate a mano nella roccia di tufo, che si diramano per l’intera estensione del borgo sovrastante, simile, in piccolo, alla Napoli sotterranea. Queste nel tempo sono servite alla refrigerazione e conservazione del vino

e delle derrate alimentari e durante i periodi bellici servivano anche da rifugio. Non è possibile risalire all’origine certa di queste

cantine, ma di sicuro è stato estratto da esse il tufo per edificare il borgo.

 

 

 

LE CHIESE

 

 

Nella Bolla di S. Stefano risalente al 979, si elencano le chiese della diocesi di Caiazzo e si cita quella di Secondinus in Rajanu. Vengono poi ricordate le seguenti chiese: S. Petrus, S.Vitus, S. Cosmas. Nella platea poi di Filomarino, Vescovo di Caiazzo dal 1617 al 1623, sono elencate le seguenti chiese: S. Leone con cura

nel 1421, S. Petrus con cura nel 1463, poi unita alla parrocchia, S. Angelo in Campania, S.Martino, S. Maria del Pennino, San Barbato, S. Giovanni, SS. Cosma e Damiano, S. Biase, S. Apollinare e S. Marco. Delle numerose chiese un tempo presenti nel territorio di Ruviano, oggi oltre alla chiesa parrocchiale, dedicata a S. Leone Magno, resta una piccola chiesa dedicata a San Domenico, mentre ad Alvignanello troviamo la Chiesa di S.Andrea

Apostolo ed il convento.

 

 

FESTA DELLA CULTURA CONTADINA

 

 

La Festa della Cultura Contadina è nata da un progetto del 1996 della Pro Loco che aveva come obiettivo il recupero del passato e la sua valorizzazione. La prima edizione si è tenuta nel 1997.

Nel corso degli anni si sono avuti momenti culturali che hanno fatto crescere la popolazione e hanno portato il Paese al centro dell’attenzione dell’intera zona. Essa si sviluppa generalmente in tre giorni in cui vengono messe in piedi varie manifestazioni

relative alla cultura contadina, con mostre storiche e artigianali, convegni e altro.

Artigiani di tutta la regione espongono i loro prodotti disseminati nel centro storico. Inoltre le serate vengono allietate con l’esibizione di gruppi folklorici provenienti da tutte le pati del mondo.

Rievocazioni storiche, stand enogastronomici, balli tradizionali: sono solo una parte dei tanti preziosi mini-eventi che fanno da cornice alla “Festa della Cultura Contadina”. Tale appuntamento si propone di creare momenti di socialità e di aggregazione valorizzando le tradizioni e i prodotti  tipici del territorio.

“Un viaggio alla scoperta delle radici, attraverso i simboli e i racconti di chi ha accumulato più esperienza” .

Tre giorni di tradizioni rievocate, assaggi enogastronomici, musica, sfilate di cavalli, moto e mezzi agricoli d’epoca, performance di alcuni dei migliori gruppi folklorici che ravvivano

le vie del centro. Numerosa la partecipazione di artisti , artigiani, massaie ma anche di giovani, tutti uniti con un unico obiettivo quello di far rivivere a Ruviano il passato senza dimenticare il presente, di elevare il valore della cultura contadina, di promuovere il territorio e i prodotti che la terra genuina e sana produce ogni giorno e infine formare i giovani per il recupero e la costruzione di piccole e medie imprese zootecniche.

 

 

 

FESTA DEI CORNUTI

 

 

Una leggenda, divenuta “realtà”, alla fine degli anni Settanta, quando alcuni giovani pieni di entusiasmo ed ardenti d’amore per la terra nata, vollero dare seguito alla leggenda, tramandata da secoli di generazione, in generazione. Per diventare cornuti doc!

Tutto iniziò come uno scherzo. Il cupo mese di novembre, si riunirono decisi a celebrare la Festa dei Cornuti - collocata l’undici novembre, in onore di S. Martino, noto protettore dei portatori d’aculei. Sfilando coraggiosamente in processione per le strade del paese, con mastodontiche corna sulla testa, i partecipanti furono premiati da applausi e da lodi esterne e fu sull’eco del successo della festa, che l’anno dopo i cornuti organizzati, diventati per l’occasione una ventina, tornarono all’assalto decisi a dare soluzione di continuità alla tradizionale festa. La fine dell’estate di quell’anno fu il preludio alla nascita di un’associazione. L’ACR: Associazione Cornuti Ruvianesi.

 

GRANDE IRONIA

Cornuto è bello. Sfilando in processione, con gioia e “speranza”- con tanto di stendardo, santo, monaco, chierichetto e presidente - tutti in costume tipico, accompagnati dalla banda per cantare il caratteristico inno dei cornuti e concludere la processione con l’incendio del fantoccio di pezza, naturalmente munito di grossi aculei
 

 

GRUPPO FOLKLORICO


ARIA NOVA

 

Il Gruppo Folk, ideato e diretto dalla signora Francesca Fasone, è nato nel 1999. Esso è sorto come Centro Studi delle Tradizioni, Usi e Costumi del Medio Volturno. Il nome “Aria Nova” è

stato adottato prendendo spunto da una località di Ruviano denominata Serole dove esiste ancora oggi un’aia ad uso comunitario costruita nel 1829 chiamata proprio “Aria Nova” dove i contadini si riunivano per eseguire le lavorazioni dei prodotti della terra e dove, in estate, si davano appuntamento per ballare e cantare. Animato da uno spirito che ha alla base il divertimento, il gruppo mette in pratica le ricerche effettuate associandole alla creatività della danza spettacolo. Dal ricordo degli avi si è risalito ai canti popolari di un tempo ed airudimentali strumenti musicali quali il puti-pù, il tricche ballacche,lo scetavaiasse, il tamburello e le castagnette.

Lo spettacolo è composto di balli come la tarantella, quadriglia, laccio d’amore, tarantella con i tamburelli, nacchere, ballo dei cornuti e da mimiche particolarmente suggestive come la semina, la vendemmia, le lavandaie , la serenata che inizia con la canzone nuttata e sentimento. Lo spettacolo termina con un classico carosello napoletano. Il Gruppo ha al suo attivo esibizioni in molte piazze di centri regionali, nazionali e internazionali.

 

 

    

 

 

 

 

 

 

IL COSTUME STORICO

 

 

L’idea del costume storico è nata dopo la I Edizione della Festa della Cultura contadina, in seguito al ritrovamento di alcuni indumenti di biancheria intima ed alcuni frammenti di una gonna. Da allora sono state svolte innumerevoli ricerche al fine di far rivivere in tutto il suo splendore tale abito.

La fonte principale di queste ricerche è stata la revisione di vecchie stampe fotografi che, dalle quali si sono individuati particolari quali la lunghezza e l’ampiezza degli abiti femminili, i pantaloni maschili relativamente corti (questo per evitare che si rovinassero sui sentieri non asfaltati e pieni di pozzanghere).

Dalle foto si evince anche che molto spesso i vestiti venivano tramandati , in quanto si nota che raramente erano della taglia giusta della persona che li indossava e spesso vi erano dei rattoppi.

Dai pochi ritratti in cui erano presenti figure maschili si è notato che era consuetudine indossare l’orecchino. Suggestiva la costante presenza nei ritratti di famiglia del fucile, simbolo della virilità e forza dell’uomo, capace di gestire i propri affari e di difendere la propria famiglia e la propria casa. Un altro contributo molto importante dato alla ricerca sono state le storie di vita raccontate dalle persone intervistate che facendo appello alla propria memoria hanno trasmesso sensazioni, emozioni ed hanno

permesso di dare importanza a caratteristiche fondamentali per la ricostruzione dell’abito.

Grazie a questo minuzioso lavoro nel 1999 viene presentata la prima parte del costume femminile. Si definisce costume storico perché è un vestito che rispecchia la moda del nostro paese negli anni a cavallo fra la fine del 1800 e l’inizio del 1900.

 

   

 

 

 

OSPITALITÀ

 

AGRITURISMI

 

 

Agricamping “Oasis”

Via Olivella Ruviano

Tel. 0823/860381

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Agriturismo “ San Marco“

Via San Marco Ruviano

Tel. 0823/860227

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Agriturismo

“Masseria dei Trianelli”

Via Forgioni n° 3 Ruviano

Tel. 0823/860091

Cell. 338/8127365

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Ac non tempus posuere et praesent varius leo vivamus sed.